Pubblicato nel 1922 con il titolo The Diary of a Drug Fiend, Le nozze biochimiche di Peter Pendragon è il primo romanzo di Aleister Crowley.
Le vicende narrate rimandano esplicitamente al mondo magico-operativo dell’autore, rappresentando un dettagliato resoconto della sua personale sperimentazione delle sostanze stupefacenti, e del ruolo che esse assumono nel percorso iniziatico della Grande Opera, secondo i dettami della dottrina di Thelema.
Sir Peter Pendragon, il protagonista, è un nobile aristocratico veterano della prima guerra mondiale. Venuto in possesso di una grande eredità, conosce e sposa la giovane Lou Laleham ed insieme intraprenderanno una vera e propria discesa negli eccessi e nella dipendenza della droga fino a ritrovarsi coinvolti in pratiche occulte di magia operativa.
Con il lucido spirito dissacratorio ed anticonformista che contraddistingue tutta la sua letteratura, in questo romanzo Crowley espone i pilastri della visione magica del mondo, rivelando la sua missione di redenzion e salvezza.
Aleister Crowley, che qui da Arethusa chiamiamo affettuosamente Lo Zio, è stato un occultista, mago, ma anche poeta, pittore e scalatore vissuto a cavallo tra Otto e Novecento.
Uscito dalla Golden Dawn in seguito alla Battaglia magica di Blythe Road è stato animatore di due tra i gruppi occulti più rilevanti degli ultimi decenni: l'O.T.O. e l'A∴A∴.
Il suo contributo alla cultura magica occidentale è tale da aver massicciamente influenzato tutto ciò che si è sviluppato nell'ultimo secolo.
L'opera di William Butler Yeats – l'ultimo dei romantici, l'artista che ha drenato e rivivificato i fermenti della décadence, il primo, in più di un senso, dei moderni – si sviluppa aggiogata con estro e piglio unici a una ricerca interiore strettamente collegata alla tradizione ermetica. Alchimia, occultismo, astrologia, folklore, miti e leggende: nulla di ciò che è arcano gli è estraneo, e dietro l'ostensione conclamata delle dispute amorose, delle lotte politiche, delle battaglie teatrali, dell'inesausto certame poetico, una vena esoterica innerva quasi ogni suo testo e più di un gesto. Con candore inaudito, Yeats ha osato prospettare una lega di arte e vita, una pietra filosofale dell'arte.
Perno della compagine sono i saggi qui proposti, che concepì – e battezzò – come «mitologie»: con la veemenza, lo smalto e l'irrisione che caratterizzano i suoi versi, esprimono il cimento di un artista che non teme di mettersi alla prova «alle Termopili». E il lettore incontrerà alcuni capisaldi di uno spericolato modus operandi: la via del camaleonte, la dottrina delle maschere, la disciplina eroica dello specchio. Così, in pagine narrativo-speculative ineguagliate per forza, forma e contenuto, è dato ancora leggere la prosa inglese ritmica più bella dall'antichità, «una prosa a diamanti scheggiati che con l'andar degli anni accresce la sua luce» (Elémire Zolla).
William Butler Yeats (1865-1939), Poeta e scrittore irlandese, è stato uno dei grandi protagonisti della poesia tra Ottocento e Novecento. Attratto dalle leggende irlandesi e dalle scienze occulte, elaborò un complesso simbolismo, misto di elementi celtici e teosofici.
La sua produzione teatrale e quella poetica volsero, nella maturità, verso accenti maggiormente legati alla realtà. Fu insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1923.
È stato un iniziato della primissima ora nella Golden Dawn e uno degli attori principali (insieme ad Aleister Crowley) della Battaglia Magica di Blythe Road.
Tutte le fiabe mirano a descrivere un solo evento psichico, sempre identico, ma di tale complessità e portata che occorrono centinaia di fiabe perché questo evento sconosciuto penetri nella coscienza.
Le fiabe sono l’espressione più pura dell’inconscio collettivo. Rappresentano in forma genuina e semplice gli archetipi, il cui misterioso contenuto non si lascia spiegare in termini concettuali, e offrono così i migliori indizi per comprendere i processi che si svolgono nella psiche. Per l’indagine dell’inconscio le fiabe sono più preziose di ogni altro materiale, e il loro linguaggio sembra essere comune a tutta l’umanità.
Zanoni è un romanzo iniziatico che disvela i passaggi interiori dell’opera magica: immortalità spirituale, prova dell’amore, l’incontro con il Guardiano della Soglia. Tra Napoli e Parigi si apre il sentiero rosacrociano tra sapienza, pericolo e trasfigurazione.
Opera fondamentale dell’immaginario occultista ottocentesco, il libro mette in scena l’eterno conflitto tra spirito e materia, sapienza e compassione. Sullo sfondo di una Napoli esoterica e di una Parigi in fiamme, compaiono figure storiche e archetipi iniziatici: Mejnour, i Rosa-Croce, Saint-Just, Robespierre. Con un linguaggio evocativo e simbolico, Bulwer-Lytton esplora alchimia interiore, catena iniziatica e magia spirituale. Il romanzo fu letto e apprezzato da Eliphas Lévi, che lo conobbe personalmente a Londra.